DINO SEGRE, IL GIORNALISTA SPIA DEL REGIME FASCISTA.

pitigrilli

Dino Segre, meglio noto come Pitigrilli, nasce nel 1893 da una famiglia israelita dell’alta borghesia, popolare giornalista e scrittore dell’epoca. Poco amato dalla critica ma molto dal pubblico, scrive libri popolari e piccantini, «Mammiferi di lusso», «Cocaina», «Odore di femmina», «La Vergine a 18 carati». Dietro quella firma però si nasconde l’agente 373 dell’Ovra, che sorveglia figure sospette di antifascismo tra cui intellettuali rilevanti come Vittorio Foa, Massimo Mila, Giulio Einaudi, Carlo Levi, Norberto Bobbio. Attraverso le sue testimonianze, l’Ovra effettua una serie di arresti e processi.

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 Perché lo fa? Certo, viene pagato benissimo, anche 5000 lire al mese. Attraverso le sue dettagliate relazioni, fra il 1934 e il 1935 azzera il gruppo torinese di Giustizia e Libertà, provoca arresti e condanne del tribunale speciale. Nel 1948 si trasferì in Argentina  ove rimase dieci anni. Rientrato in Europa, si stabilì a Parigi, da dove rientrava in Italia occasionalmente, e fu proprio nella sua casa torinese che lo colse la morte l’8 maggio 1975, il giorno prima del suo ottantaduesimo compleanno.

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