Violenza nera: lo spietato Pietro Koch

La ricostruzione di una storia a tinte forti, una “storia nera”: quella della “Banda Koch”, che ha imperversato tra Roma e Milano durante la Seconda guerra mondiale, negli anni 1943-‘44. La banda, che prese il nome dal suo leader, fu un reparto speciale di polizia e, insieme, un’organizzazione criminale, un gruppo di psicopatici che ha dato la caccia agli oppositori al regime fascista e compiuto contro di loro azioni di inaudita efferatezza.

pietro koch

Pietro Koch è stato un militare e ufficiale di polizia politica italiano. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, fu a capo di un reparto speciale di polizia della Repubblica sociale italiana, noto anche come Banda Koch, che operò principalmente a Roma e in seguito, brevemente, anche a Milano, macchiandosi di numerosi crimini contro nemici catturati e oppositori politici, come torture e omicidi.

Si mise subito in evidenza con la cattura, presso un albergo cittadino, del colonnello Marino, già aiutante del generale di corpo d’armata Mario Caracciolo di Feroleto, l’ex comandante della 5ª Armata che aveva tentato la difesa di Firenze. Attraverso questa azione fu notato da Mussolini.

Il capitano delle SS di via Tasso, Kurt Schutze, del gruppo di Herbert Kappler, autorizzò Koch a violare il territorio Vaticano, così la sua banda, attraverso uno stratagemma e l’appoggio esterno delle SS, riuscì ad arrestare il generale. Le SS, dopo averlo schedato lo lasciarono a Koch che lo trasferì a Firenze presso la sede della cosiddetta Banda Carità. A Milano si inserirono anche nuovi elementi, come l’attore Osvaldo Valenti (l’uomo di collegamento fra Koch e il principe Borghese della Decima Mas), il conte-industriale Guido Stampa e altre donne (Lina Zini e Camilla Giorgiatti).

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