Vasilij Grossman

Corrispondenti di guerra sovietici a Berlino. L’uomo che indossa gli occhiali, al centro, è Vasilij Grossman.

Corrispondenti di guerra sovietici a Berlino, con una scorta armata rossa. L'uomo indossa gli occhiali, al centro, è uno scrittore di fama Vasilij Grossman.

VITA E DESTINO

PRIMO VOLUME

PARTE PRIMA1. La terra era avvolta nella nebbia.Sui pali dell’alta tensione che si stagliavano ai lati della strada si riflettevano le luci dei fari delle automobili. Non era piovuto, ma all’alba la terra era diventata umida, e quando il semaforo segnalò il divieto, sull’asfalto bagnato apparve una vaga macchia rossastra.Già a molti chilometri di distanza si sentiva il respiro del lager: in quella direzione convergevano sempre più fitti pali, strade e ferrovie.Era uno spazio tutto riempito di linee rette, uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo autunnale, la nebbia.Le sirene lontane lanciarono un urlo flebile e prolungato.La strada si addossava alla ferrovia, e una colonna di autocarri carich idi sacchi di cemento corse per un po’ quasi alla stessa velocità dell’interminabile treno merci.I conducenti in cappotto militare non guardavano i vagoni e le macchie diafane dei volti dei ferrovieri.Dalla nebbia emerse il recinto del lager, le file di reticolati tesi tra i pilastri di cemento armato.Le baracche allineate formavano strade larghe, rettilinee.

 

La loro uniformità rivelava la disumanità dell’enorme luogo di detenzione.Fra milioni di isbe russe, non ce ne sono né ce ne saranno mai due perfettamente identiche.Tutto ciò che vive è irripetibile.E’ impensabile che due uomini, due cespugli di rose selvatiche siano identici…La vita si spegne là dove la costrizione si sforza di annullare ogni peculiarità dei singoli.Lo sguardo rapido ma attento del vecchio macchinista seguiva lo stagliarsi dei pali di cemento, degli alti piloni sormontati dai riflettori girevoli, delle torrette di osservazione in cui si scorgeva, alla luce vitrea del fanale, la guardia appostata dietro la mitragliatrice.Il macchinista fece un cenno al suo aiutante; la locomotiva lanciò il segnale d’avvertimento.Apparvero la cabina illuminata dalla lampada elettrica, la fila di macchine ferme al passaggio a livello bloccato dalla sbarra a strisce, il rosso occhio bovino del semaforo.Da lontano si sentirono i fischi del convoglio che stava per 

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