Agota Kristof — La campagna

Foto: Noam Mymon "il villaggio"
Foto: Noam Mymon “il villaggio”

Agota Kristof

 La campagna 

Diventava insopportabile.

Sotto le sue finestre, che davano su una piazzetta un tempo deliziosa, il frastuono delle auto, il borbottio dei motori non si placava mai.

Neanche la notte. Impossibile dormire con le finestre aperte.

No, davvero, non era piú tollerabile.

I bambini uscendo di casa rischiavano di farsi mettere sotto. Non c’era piú un minuto di requie.

Per miracolo gli proposero quella piccola cascina isolata, abbandonata dal proprietario, e che costava un tozzo di pane. C’era qualche lavoro da fare, certo. Il tetto, la tinteggiatura. E anche installare un bagno. Ma rimaneva comunque un affare.

E almeno era a casa sua.

Comprava il latte, le uova, la verdura da un fattore suo vicino spendendo la metà di quanto avrebbe speso nei supermercati della città. Ed erano prodotti genuini, naturali.

L’unica seccatura era il tragitto in auto – venti chilometri – quattro volte al giorno. Ma in fondo, bah, venti chilometri! Era questione di un quarto d’ora.

(Tranne se c’erano le code, gli incidenti, una panne, un posto di blocco, la nebbia, il ghiaccio o troppa neve).

Anche la scuola era un po’ lontana, ma una camminata di mezz’ora ai bambini fa un gran bene.

(Tranne se piove, se nevica, se fa troppo freddo o troppo caldo).

Tutto sommato era un paradiso.

E come rideva quando, arrivando in città, parcheggiava l’auto sulla piazzetta, spesso addirittura sotto le sue finestre di un tempo. Respirando i gas di scarico pensava con soddisfazione a quel che aveva risparmiato alla propria famiglia.

Poi ci fu il progetto dell’autostrada.

Consultando i disegni esposti in municipio, constatò che la futura strada a sei corsie sarebbe passata sulla sua cascina, o poco piú in là. La cosa lo scosse profondamente, ma dopo un istante ebbe come un’illuminazione: se l’autostrada passava sulla sua cascina o sul suo giardino, avrebbe ricevuto un indennizzo. E con l’indennizzo si sarebbe potuto comprare un’altra cascina.

Per vederci chiaro chiese un appuntamento con il responsabile.

Questi lo ricevette con cordialità. Dopo averlo educatamente ascoltato gli spiegò che aveva capito male, perché l’autostrada in questione sarebbe passata ad almeno centocinquanta metri da casa sua. D’indennizzo, dunque, neanche a parlarne.

L’autostrada fu costruita – un’opera magnifica – e tra questa e la cascina c’erano effettivamente centocinquanta metri.

Il rumore, del resto, si sentiva appena – una specie di brusio incessante cui ci si abituava molto in fretta. E il proprietario della cascina si consolò dicendosi che con quell’autostrada sarebbe arrivato piú rapidamente al lavoro.

Per precauzione, tuttavia, rinunciò a comprare il latte alla fattoria vicina, perché adesso le mucche del fattore pascolavano sul bordo dell’autostrada, dove l’erba, come tutti sanno, contiene molto piombo.

Sei mesi dopo, a cinquanta metri dalla sua cascina installarono dei gasometri.

Due anni dopo, a ottanta metri, un inceneritore di rifiuti domestici. Arrivavano tir dalla mattina alla sera, e la ciminiera dell’impianto fumava di continuo.

Intanto, in città, la piazzetta fu chiusa al traffico. Ci avevano creato un giardinetto con aiuole fiorite, arbusti, panchine per sedersi e un’area riservata ai bambini.

  L ‘assurdo paradossale surrealmente vero! Genio.

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