Jakov, il non figlio di Josif Stalin

Jakov Josifovič Džugašvili. Primo figlio di Josif Stalin e della prima moglie Ekaterina Svanidze.

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Smolensk, 1941

A Mosca vive in una dacia con Stalin e con Nadezhda Alliluyeva, sua seconda moglie. I rapporti con suo padre non furono mai buoni. Dopo l’ennesima lite, esasperato dal suo atteggiamento dispotico, tentò il suicidio con un colpo di pistola alla testa riportando solo qualche ferita. Tutto quello che Stalin disse riguardo l’estremo gesto del figlio fu: “è incapace persino di sparare diritto”.

Durante la Seconda guerra mondiale combatté nell’Armata Rossa con il grado di tenente d’artiglieria. Fu catturato dalla Wehrmacht nel 1941. I tedeschi pensarono di scambiare l’illustre prigioniero con il feldmaresciallo Friedrich Paulus, caduto in mano sovietica dopo la battaglia di Stalingrado, ma alla proposta Stalin rispose: “non scambio un soldato con un generale”.

Le circostanze della morte di Jakov Džugašvili nel campo di concentramento di Sachsenhausen non sono mai state del tutto chiarite. I tedeschi dichiararono ufficialmente che morì il 14 aprile 1943 gettandosi contro la recinzione elettrificata del campo. Alla notizia del suicidio del figlio, Stalin dichiarò: “finalmente si è comportato da uomo”.

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