Le origini etniche della bellezza

” Le origini etniche della bellezza ” è un progetto fotografico di Natalia Ivanova, un fotoreporter russo . Documenta  con affascinante  originalità “la diversità etnica del genere umano, attraverso la bellezza delle donne di tutte le etnie del mondo.”

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“L’obiettivo di questo progetto è quello di mostrare la vera scala della diversità etnico-culturale in modo completo, sistematico e creativo; per illustrare i tratti distintivi di ogni etnia, per quanto piccoli essi siano, e qualunque sia il loro status ufficiale. ”

Senza confini o limiti ma con un unico filo conduttore: la bellezza femminile.

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Sublime!

Loui Jover, l’acrilico, i vecchi giornali, le donne.

Loui Jover è un artista australiano le cui opere hanno la particolarità di essere realizzate su pagine di vecchi giornali e  libri d’epoca.  Stile, originalità e grande intensità psicologica caratterizzano i volti femminili ‘mentalizzati’  e dipinti  in immagini ricche di energia e introspezione.  Vibrante!

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Dipingere il silenzio Vilhelm Hammershøi

 

Vilhelm Hammershøi *oil on canvas  *33.4 x 28.2 cm
Vilhelm Hammershøi

Il pittore delle stanze vuote, del fluire silenzioso della vita, dello scorrere malinconico e inesorabile del tempo, dal mistero di una porta aperta, di una finestra, di un angolo di luce fredda, di una figura ritratta rigorosamente di spalle.

Immagini forti di solitudine, di angoscia esistenziale, di illusoria ricerca di ordine e armonia nel lavoro del danese Vilhelm Hammershøi, pittore riservato e reticente all’eccesso. Introspettivo, malinconico, misterioso e come ne ebbe a dire Rilke «Lungo e lento, ma in qualsiasi momento lo si colga esso mostrerà sempre ciò che è importante e essenziale nell’arte».

 

«Scelgo un tema per le sue linee – scriveva – per ciò che io chiamo il contenuto architettonico di un’immagine».La luce non aveva bisogno di molto colore «perché – sosteneva – il miglior effetto in un dipinto si ottiene con il minor colore possibile». Di qui le sue tinte scarne, le delicate variazioni di bianchi e di grigi, di uno spazio ermeticamente chiuso e di un vuoto inquietante.

Charles Baudelaire, Correspondences.

Gene Dominique
Foto Gene Dominique

 Corrispondenze

E’ un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l’uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli òboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l’espansione propria alle infinite
cose, come l’incenso, l’ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell’anima i lunghi rapimenti.

Charles Baudelaire

Da I fiori del male, Les Fleurs Du Mal, 1857
Traduzione di Luigi De Nardis, Milano, Feltrinelli, 1964

Oskar Kokoschka e la sposa del vento

1914, vigilia della Prima guerra mondiale. Pennellate nervose e materiche sanciscono la fine del travolgente e tempestoso rapporto d’amore che aveva legato  Kokoschka ad Alma Mahler, vedova del celebre compositore boemo Gustav Mahler.

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La sposa del vento Oskar Kokoschka 1914, Basel, Kunstmuseum

 

 

I due amanti si ritrovano dentro una fragile imbarcazione e attorno a loro un turbinio di pennellate minacciose e violente. L’uomo appare impassibile, distaccato e freddo; la sua espressione è serena e riflessiva ma la posizione delle nodose mani, intrecciate e contratte tradisce tutta la sua primordiale paura.

L’idillio,iniziato nel 1912 e durato quasi due anni, sarà presto turbato dal tormento interiore di Oskar, ossessionato dal corpo di Alma e dalla sua prorompente bellezza. Gelosia pura e paranoie frequenti, tuttavia, cominciano a caratterizzare la loro relazione. Esplosioni d’ira, contrasti e ricatti minano il rapporto della coppia fino alla rottura. Alma va via, Oskar sceglie di andare in guerra.

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Donna colta e raffinata, carattere forte e volitivo, grande ego ed una speciale predilezione per gli artisti e gli intellettuali. Da giovane ha una fugace relazione con Gustav Klimt da cui apprende le ‘prime’ nozioni sui piaceri del sesso; nel 1902 conosce e sposa il compositore Gustav Mahler,totalmente ammaliato dalla sua personalità  e da cui ha due figlie, Anna e Maria Anna,morta a soli 5 anni. Rimasta vedova nel 1911 sposa un altro genio di inizio secolo, l’architetto Walter Gropius, da cui ha una figlia, Manon, morta anch’ella a 17 anni. Nel 1929 divorzia e si unisce in matrimonio con lo scrittore Franz Werfel. Nel 1938 le leggi razziali la obbligano a trasferirsi negli Stati Uniti dove muore nel 1965

Le strane abitudini e le bizzarre manie dei geni.

James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un'aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l'unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire "una sostanza magica".
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un’aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l’unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire “una sostanza magica”.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull'Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d'albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull’Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d’albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Marcel Proust  contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire
Marcel Proust contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. "Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento". Morì all'età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. “Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento”. Morì all’età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni,
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.

Dimenticavo…Picasso dipingeva solo di notte e fumava tre pacchetti di sigarette al giorno. Morì a 92 anni.