André Derain

Pittore francese fu tra le figure più significative del fauvismo

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Nel 1905 Gustave Moreau e decise di raggruppare alcune delle loro opere nella sala centrale del Salon d’Automne di Parigi  in modo da amplificare l’effetto dirompente delle loro singolarità. Il critico d’arteLouis Vauxcelles definì la sala come una “cage aux fauves” cioè una “gabbia delle belve”, per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure. Gli artisti presenti nella stanza centrale del Grand Palais erano Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Henry Manguin e Charles Camoin. Rispetto agli altri pittori fauve, Derain è più misurato, più luminoso, più sereno. tuttavia, non si distacca dall’estetica fauve: i colori caldi e freddi sono accostati in modo molto contrastante, stesi con pennellate larghe, pastose e libere.I Fauves furono attivi solo fino al 1908. Gravissima perdita per l’arte e la cultura per da spazio al successo del cubismo, visto come desiderio della forma e di una organizzazione maggiore che ponesse un freno all’assoluta libertà del colore.

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Antropologia fotografica

In ogni cultura è visibile una molteplicità di segni inscritti sui corpi. Lo stile dei gesti e dei movimenti, l’abbigliamento, gli ornamenti e le deformazioni del corpo costituiscono veicoli visuali dell’espressione culturale.

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La ricchezza dell’ esperienza offerta dal lavoro fotografico-antropologico, la  natura concreta e dialogica della stessa, vengono rievocate da immagini che  conservano una dimensione emotivamente potente ed efficace.

La fotografia avvicina osservatore e osservato in una comunicazione e interazione che non è altro che uno scambio di visuali: il ricercatore può vedere le cose dal punto di vista del soggetto a cui rivolge la sua osservazione, dei suoi vissuti e, soprattutto, della sua visione (o meglio, percezione) del mondo.

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Sindrome da selfie: origine e sintomi

Foto a tutti i costi 

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Premessa

Per sindrome narcisistica di personalità si intende un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento). Necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Il soggetto:

– ha un senso grandioso di importanza;

– è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;

– crede di essere “ speciale ” e unico;

– richiede eccessiva ammirazione;

– ha la sensazione che tutto gli sia dovuto;

– tende a mostrarsi affascinante, imprevedibile e seduttivo

– non accetta le critiche a cui reagisce con veemenza

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Gli studi (http://www.bestcomputerscienceschools.net/selfies) condotti sul legame esistente tra narcisismo ed i comuni  comportamenti tenuti sui social media(SM) come ad esempio  il selfie (definito dall’Oxford Dictionary come: “una fotografia che una persona ha fatto di se stessa, normalmente con uno smartphone o una webcam, e poi ha pubblicato su uno dei social media”),  gli aggiornamenti di stato, i post e i commenti mostrano che:

  • Le persone che utilizzano di più i social media comeFacebook , sono anche le stesse che tendono maggiormente a ricevere diagnosi di disturbo narcisistico di personalità o a soffrire di insicurezza
  • Quelli con i  più alti punteggi nelle scale di valutazione del narcisismo, sono proprio coloro che aggiornano frequentemente il proprio stato, postano fotografie di sé e pubblicano frasi finalizzate a glorificarli (su un campione di users dai 18-25 anni valutato tramite il Narcissism Personality Inventory ed il Rosenberg Self-Esteem Scale).

La macabra tradizione di epoca vittoriana: le foto post mortem.

Dopo l’avvento della fotografia la gente iniziò a farsi fotografare assieme ai defunti per avere un ricordo indelebile di essi. Gli studi fotografici dell’epoca si organizzarono di conseguenza, organizzando le pose delle foto post mortem.

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Le foto post mortem furono particolarmente in voga nell’Epoca vittoriana, ove il tasso di mortalità infantile era molto elevato e non di rado le fotografie post mortem erano l’unica foto che i genitori avevano dei loro figli.

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Questo aspetto spiegherebbe perché i soggetti siano per lo più ritratti come se ancora fossero in vita; con gli occhi aperti, o così dipinti, o addirittura impegnati in piccole attività quotidiane. La successiva invenzione delle carte da visite, cioè delle foto-ritratto che consentivano di stampare più copie da un unico negativo, permise che le immagini fossero inviate ai parenti in ricordo dei defunti.(testo: wikipedia)