” Le origini etniche della bellezza ” è un progetto fotografico di Natalia Ivanova, un fotoreporter russo . Documenta con affascinante originalità “la diversità etnica del genere umano, attraverso la bellezza delle donne di tutte le etnie del mondo.”
“L’obiettivo di questo progetto è quello di mostrare la vera scala della diversità etnico-culturale in modo completo, sistematico e creativo; per illustrare i tratti distintivi di ogni etnia, per quanto piccoli essi siano, e qualunque sia il loro status ufficiale. ”
Senza confini o limiti ma con un unico filo conduttore: la bellezza femminile.
Alice Austen fu la prima, intraprendente ‘fotoreporter’ che nel 1896 ebbe l’idea, audace e anticonformista, di documentare le varie professioni in voga nella New York dell’epoca. Dopo aver ricevuto in dono una macchina fotografica da uno zio di origini danesi, Oswald Müller, Alice si dedicò all’inizio agli scatti della sua famiglia. Successivamente fece la coraggiosa, originale ed insolita scelta di immortalare la vita di strada: dipendenti comunali, poliziotti, postini, vigili del fuoco, spazzini, tassisti, venditori ambulanti, arrotini, lustrascarpe. Migranti,europei soprattutto, che hanno creduto e sperato profondamente, ogni santo giorno, in una vita migliore negli States. Gli scatti che state per vedere appartengono alla Library of Congress americana.
Venditore di stringheSuonatori di organettoNewspaper boysVenditore di spugneArrotinoGiornalaioTassistaMestiere collaterale del tassistaVenditori di pretzelImmigrati in attesa di tempi miglioriPostinoNetturbino
Potente,esplosiva sinergia di colore, di luce elegantemente a metà tra il concreto e l’onirico, tra il reale ed il surreale, tra il passato e il presente. Psicoanalitico.
Donne morbide, attraenti, erotiche che si lasciano osservare da sguardi malinconici e indecisi. Le pose sono ammiccanti , gli sguardi appesi a un punto indefinito.
Non rappresenta il soggetto e il suo contenuto in maniera letterale, perché non riproduce fedelmente la realtà ma comunica attraverso il colore, la forma e le curve di un dettaglio diverso che diventa il vero propulsore e messaggio.
L’astrattismo restituisce alle forme la loro originale indeterminatezza, confusione e polivalenza di significati lasciando all’osservatore la possibilità di attribuire un suo significato e trarre una propria soddisfazione. Una forma d’arte non cognitiva e razionale ma prioritariamente istintiva ed emotiva. Un modo per guardare le cose e il mondo in maniera completamente diversa.
“Cos’è la traduzione? Su un vassoio
la testa pallida e fiammante d’un poeta”
(V.Nabokov)
L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
“Fragile” di cui ignoro l’interno.
E’ questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.
Guillaume Colletet (dall’elegia “Contre la Traduction”)
Le fotografie in bianco e nero di Erwitt rivelano con “ delicato” sarcasmo le emozioni basiche e le illusioni contraddittorie degli esseri umani. Riescono a immortalare una realtà esteriore gonfiata, pomposa e inconsapevolmente ironica, sgonfiandone sardonicamente la falsità e mettendone in mostra l’ipocrisia. Attraverso le sue immagini percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra l’estetico e l’introspettivo, tra il senso e il non senso, tra la forma e l’essenza. Geniale.
Erwitt utilizza un umorismo paradossale e fantastico mediante un gioco di accostamenti grotteschi, surreali e assurdi e sfrutta la coincidenza, l’avvenimento fortuito e bizzarro come metafora per riflettere con sguardo irridente sulle vicende umane.
“Quando è ben fatta, la fotografia è interessante. Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica. Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo. Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato.” Elliott Erwitt
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi – Cesare Pavese
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosìli vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.
*Composta il 22 marzo 1950 annuncia il suicidio dello scrittore avvenuto il 27 agosto dello stesso anno.
Foto personale
Il Telegramma Zimmermann, come venne mandato in Messico, dall’ambasciatore tedesco a Washington. Ogni parola era cifrata in un numero a quattro o cinque cifre, usando un cifrario.
La causa “vera” dell’entrata in guerra degli americani, nella Prima Guerra mondiale, non è stata l’affondamento da parte di un sommergibile tedesco del transatlantico inglese Lusitania, dove perirono 123 cittadini statunitensi, affondata nel 1915, mentre gli USA entrarono in guerra nel 1917. Entrarono in guerra in reazione alla faccenda del “telegramma Zimmermann”.
Il telegramma è un documento inviato via telegrafo il 16 gennaio 1917, al culmine della prima guerra mondiale, dal Ministro degli Esteri dell’Impero tedesco, Arthur Zimmermann, all’ambasciatore tedesco in Messico, Heinrich von Eckardt. In esso si istruiva l’ambasciatore tedesco ad approcciare il governo messicano con la proposta di formare un’alleanza contro gli Stati Uniti. Venne intercettato dai britannici e il suo contenuto accelerò l’ingresso in guerra degli USA.
Il messaggio comprendeva proposte per un’alleanza tedesca con il Messico, mentre la Germania avrebbe cercato di mantenere la neutralità con gli Stati Uniti. Se questa politica avesse dovuto fallire, veniva suggerito nel messaggio, il governo messicano avrebbe dovuto fare causa comune con la Germania, cercando di persuadere il governo giapponese ad unirsi alla nuova alleanza, ed attaccare gli USA. La Germania da parte sua prometteva supporto economico e la restituzione al Messico degli ex-territori di Texas, Nuovo Messico e Arizona (persi durante la Guerra Messicano-Americana del 1846-1848).
Il telegramma, completamente decifrato e tradotto.
“2° da Londra #5747
Abbiamo intenzione di cominciare il primo di febbraio una guerra sottomarina illimitata. Tenteremo però di far rimanere neutrali gli Stati Uniti d’America. Nel caso non riuscissimo, facciamo una proposta di alleanza al Messico sulle seguenti basi: condurre la guerra comunemente, siglare la pace comunemente, un generoso supporto finanziario e l’accettazione da parte nostra della riconquista messicana dei territori perduti del Texas, del Nuovo Messico e dell’Arizona. La discussione dei dettagli viene lasciata a voi. Informerete il Presidente di cui sopra nella maniera più segreta, non appena si profili la certezza della guerra contro gli Stati Uniti d’America, aggiungerete suggerimenti su vostra iniziativa, inviterete il Giappone ad un’adesione immediata ed allo stesso tempo farete da mediatore tra il Giappone e voi stessi. Per favore richiami l’attenzione del Presidente sul fatto che l’utilizzo illimitato dei nostri sottomarini ci offre la prospettiva di costringere l’Inghilterra a siglare la pace in pochi mesi. Firmato, Zimmermann”.
Mappa che mostra il territorio messicano nel 1917 (verde scuro), con il territorio promesso al Messico da Zimmermann nel telegramma colorato in verde chiaro.
Il 1º marzo, il governo statunitense diede una copia in chiaro del telegramma alla stampa. Inizialmente l’opinione pubblica statunitense credette che il telegramma fosse un falso, progettato per portare la nazione in guerra a fianco degli Alleati. Questa opinione venne rafforzata dai diplomatici tedeschi, giapponesi e messicani, e dai pacifisti e dalle lobby pro-germaniche degli Stati Uniti, che denunciarono all’unisono il telegramma come contraffatto. Il 6 aprile il Congresso votò l’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale.
Felix Dadaev il sosia di Stalin (a sinistra) e il vero Joseph Stalin (a destra)
Felix Dadaev, ex ballerino e giocoliere, è stato assoldato dal Cremlino per impersonare Stalin. Per più di mezzo secolo è rimasto in silenzio temendo una condanna a morte. Nel 2008, all’età di 88, e con l’apparente approvazione del regime di Putin, è riuscito a pubblicare la sua autobiografia.
Dadaev era giovanissimo quando nel 1942 rimase ferito durante la liberazione di Grozny da parte dei russi. Era così malconcio che venne buttato in mezzo ai cadaveri prima che qualcuno si accorgesse che respirava ancora. Un ufficiale notò la sua straordinaria somiglianza con Stalin e per Dadaev, appena morto e risorto, cominciò una nuova vita. Dopo avere visto centinaia di filmati, provato e riprovato migliaia di volte l’andatura e le pose di Stalin e persino il suo modo di parlare, Dadaev fu portato all’esame finale: la visita al Cremlino dal generale Vlasik, capo della sicurezza personale del dittatore. «Restò stupefatto dalla somiglianza – racconta Dadaev -. Osservò la divisa, il braccio sinistro piegato, gli stivali. Mi chiese di camminare e di parlare». «Era importante – racconta – fare attenzione alla cadenza dei passi. Stalin si muoveva in modo marziale tra la gente, ma nelle riunioni con i collaboratori camminava lentamente e con aria pensosa».
“Con il tempo il make-up e la mia formazione erano completi, ero come lui in ogni modo, tranne forse per le orecchie. Erano troppo piccole”
La più grande missione di Dadaev è stata di volare a Yalta per la famosa conferenza nel febbraio del 1945.Il volo di Stalin è stato tenuto top secret, mentre quello di Dadaev enormemente pubblicizzato. “Due voli sono stati organizzati, con uno di loro finalizzato a distrarre l’attenzione di tutti” – ” Stalin era già a Yalta.«Ma non ha funzionato. Infatti due tentativi sono stati fatti a Yalta per uccidere il vero Stalin. La nostra Intelligence non è riuscita a fermarli e sette funzionari dell’ intelligence di alto rango hanno perso i loro posti.”