Le strane abitudini e le bizzarre manie dei geni.

James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un'aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l'unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire "una sostanza magica".
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un’aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l’unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire “una sostanza magica”.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull'Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d'albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull’Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d’albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Marcel Proust  contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire
Marcel Proust contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. "Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento". Morì all'età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. “Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento”. Morì all’età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni,
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.

Dimenticavo…Picasso dipingeva solo di notte e fumava tre pacchetti di sigarette al giorno. Morì a 92 anni.

Annick Bouvattier e l’intimo compiacimento delle donne.

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Gesti apparentemente insignificanti, momenti banali, sguardi fugaci, parole non dette,  fianchi sinuosi, storie senza parole. Pittura di silenzi e di sopita passione, di caducità e di universale ammirazione. Annick Bouvattier dipinge la donna nel suo intimo compiacimento, nel suo spudorato candore.  E’ bella, giovane, senza falsa modestia e seducente. Molto seducente.

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Lo strano caso di William West

Foto segnaletica di due persone diverse ma con lo stesso nome e le medesime misure antropometriche.

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Nel 1903, un prigioniero di nome Will West arriva nella prigione di Leavenworth, nello stato di Washington. Mentre si stava schedando [ scheda N° 3426] gli addetti si accorsero che quel nome gli era già familiare e che anche le misure fisiche prese nonché la foto segnaletica erano uguali a quelle di un altro detenuto con lo stesso nome ma schedato mesi prima [scheda N°2626].

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Il direttore del carcere, McCloughty, ordinò di portargli i due uomini e controllò personalmente le misure, ma queste combaciavano quasi perfettamente. Improvvisamente gli venne in mente un nuovo sistema di cui aveva letto: le impronte digitali. Così,dopo averle confrontate, si accertò che i due soggetti erano due persone diverse ( guardandole doveva essere complicato).

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Il caso West screditò simultaneamente i tre metodi  in uso fino ad allora, quali l’identificazione del nome personale, la foto segnaletica e le misure fisiche di Bertillon(Sistema di riconoscimento biometrico). Nello stesso tempo confermò l’accuratezza e l’utilità dell’identificazione dell’impronta digitale che da quel momento divenne il metodo elettivo delle investigazioni legali.

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Sincronicità

Sincronicità è il termine introdotto per la prima volta dallo psicanalista  Carl Gustav Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra due o più eventi diversi ( coincidenze) che avvengono in modo sincrono e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato.

Robert Todd Lincoln
Robert Todd Lincoln

L’uomo in foto è Robert Todd Lincoln, figlio di Abramo Lincoln, che nel 1864 alla stazione del New Jersey e in attesa di salire su un treno, barcollò in avanti e cadde tra i binari. Subito prima della tragedia fu preso per il colletto e tirato in salvo sulla banchina. Il suo soccorritore era Edwin Booth:

Edwin Booth
Edwin Booth

Edwin Booth era  il fratello dell’uomo che avrebbe da lì a poco ucciso il presidente Lincoln:

John Wilkes Booth e ricostruzione omicidio Lincoln
John Wilkes Booth e ricostruzione omicidio Lincoln

Robert Todd Lincoln, resta comunque famoso per aver  sfiorato e schivato la morte innumerevoli volte. La notte in cui John Wilkes Booth assassinò suo padre, avrebbe dovuto essere presente in teatro e solo all’ultimo momento decise di rimanere a casa.

Diciassette anni più tardi, nel 1881, accettò l’incarico di Secretary of War da parte del neo-eletto Presidente James Garfield, ed era presente quando questi fu assassinato da Charles Guiteau.

Vent’anni dopo, nel 1901, fu invitato all’inaugurazione della Pan American Exposition a Buffalo, New York, e durante la cerimonia un anarchico polacco, Leon Czolgosz, sparò al Presidente William McKinley, uccidendolo.

Dopodiché Robert Todd Lincoln dichiarò pubblicamente, giustamente, che non avrebbe mai più accettato inviti dai Presidenti Americani. Sollievo e fine del ‘palpeggiamento’ collettivo anti iella.

Emmett Till – Il ragazzo brutalmente assassinato per motivi razziali.

Emmett Till - Il ragazzo brutalmente assassinato per motivi razziali.
Emmett Till – Il ragazzo brutalmente assassinato per motivi razziali.

Emmett Louis “Bobo” Till (Chicago, 25 luglio 1941 – Money, 28 agosto 1955) era un ragazzo afroamericano brutalmente massacrato e assassinato per motivi razziali a Money, Mississippi. La sua morte è ricordata come uno degli eventi chiave che ha rafforzato il nascente movimento per i diritti civili statunitensi. I principali sospettati, Roy Bryant e il fratellastro W. Milam, vennero assolti.[ sem.cit. wikipedia]

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Gli eventi

Till Il 24 agosto si recò, assieme ad altri ragazzi, al Bryant’s Grocery and Meat Market per acquistare dolciumi e bibite. Till aveva mostrato loro delle foto della sua vita a Chicago, compresa una di lui con i suoi amici e la sua fidanzata, una ragazza bianca: i ragazzi non riuscivano a credere che Emmett fosse fidanzato con una bianca, e lo sfidarono a rivolgere la parola a una donna bianca nel negozio. Mentre Till stava lasciando il locale, apparentemente disse “Bye, baby” a Carolyn Bryant, una donna bianca, sposata. Quando il marito di Carolyn, Roy, venne a sapere questo fatto al momento del suo ritorno in città qualche giorno dopo, si infuriò e decise di fargliela pagare.

Roy Bryan, left, and J W Milam
Roy Bryan, left, and J W Milam

La madre di Till pretese per il figlio una cerimonia funebre pubblica, con la bara aperta, perché tutti potessero vedere come il ragazzo fosse stato torturato e assassinato: era stato picchiato, gli era stato cavato un occhio, gli avevano sparato e l’avevano infine gettato nel fiume Tallahatchie con legata al collo una pala di una ginnatrice (strumento usato per la lavorazione del cotone) come zavorra con del filo spinato. Il cadavere rimase nel fiume per tre giorni prima di essere scoperto e recuperato da due pescatori.0

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Il 23 settembre dello stesso anno la giuria, composta da 12 maschi, tutti bianchi, assolse gli imputati. Il verdetto fu pronunciato in soli 67 minuti; uno dei giurati disse che si erano presi una “pausa per prendersi una bibita” per allungare il tempo fino a un’ora “per farlo sembrare vero”.

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Roy Bryan, left, and J W Milam

Nel gennaio del 1956, in un articolo sulla rivista Look per il quale vennero pagati 4.000 dollari, J.W. Milam e Roy Bryant ammisero al giornalista William Bradford Huie di aver ucciso Till: non temevano di venire processati due volte per lo stesso crimine, in forza del principio del ‘non bis in idem’, sancito dalla Costituzione americana.

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Antonia Pozzi – Preghiera alla poesia

Foto Nicki Upstairs
Foto Nicki Upstairs

Preghiera alla poesia

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

Antonia Pozzi 

(da Parole)

R. Hagan – Il pittore della “quiete”

L’approccio di Hagan alla pittura è quello di tradurre scene di vita quotidiana in visioni romantiche, nostalgiche, dolcemente serafiche del mondo.  Donne in riflessione,  animali, bambini, barche a vela, uccelli della foresta pluviale, scene polverose dell’outback australiano. Nutrimento per l’anima.

6 Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (5) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (6) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (8) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (9) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (15) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (27) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (29) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (33) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@

Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (3) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (4) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (7) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (10) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (14) Robert Hagan 1947 - Australian Impressionist painter - Tutt'Art@ (17)

‘Lentamente muore’ – di Martha Medeiros

Foto: Óscar Barrera Tevar
Foto: Óscar Barrera Tevar

A Morte Devagar

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

Alice Austen, la prima fotoreporter donna.

Alice Austen
Alice Austen

Alice Austen  fu la prima, intraprendente ‘fotoreporter’ che nel 1896 ebbe l’idea, audace  e anticonformista, di documentare le varie professioni in voga nella New York dell’epoca. Dopo aver ricevuto in dono una macchina fotografica da uno zio di origini danesi, Oswald Müller, Alice si dedicò all’inizio agli scatti della sua famiglia. Successivamente fece la coraggiosa, originale ed insolita scelta di immortalare la vita di strada: dipendenti comunali, poliziotti, postini, vigili del fuoco, spazzini,  tassisti, venditori ambulanti, arrotini, lustrascarpe. Migranti,europei soprattutto, che hanno creduto e sperato profondamente, ogni santo giorno, in una vita migliore negli States. Gli scatti che state per vedere appartengono alla Library of Congress americana.

Venditore di stringhe
Venditore di stringhe
Suonatori di organetto
Suonatori di organetto
Newspaper boys
Newspaper boys
Venditore di spugne
Venditore di spugne
Arrotino
Arrotino
Giornalaio
Giornalaio
Tassista
Tassista
Mestiere collaterale del tassista
Mestiere collaterale del tassista
Venditori di pretzel
Venditori di pretzel
Immigrati in attesa di tempi migliori
Immigrati in attesa di tempi migliori
Postino
Postino
Netturbino
Netturbino

Storia – Il carbone belga e la schiavitù degli italiani.

Rital è un termine dell’argot popolare francese che indicava gli italiani immigrati in Francia e Belgio prima e dopo la seconda guerra mondiale. Possiede una connotazione ingiuriosa nei confronti dei nostri connazionali che  lavoravano  nelle miniere di carbone  e il cui reclutamento venne favorito da un accordo concluso nel 1922 fra il Governo italiano e la Federazione Carbonifera belga che consentiva a quest’ultima di reclutare ufficialmente in Italia.

Belgio, circa 1900.
Belgio, circa 1900.

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale l’emigrazione italiana verso il Belgio, in particolare verso le miniere di carbone, assume dimensioni consistenti, favorita anche dal “Protocollo Italo-Belga” firmato a Roma il 23 Giugno 1946 e aggiornato il 26 aprile 1947” per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio” al ritmo di 2000 a settimana. In cambio il Governo belga si impegna a vendere mensilmente all’Italia un minimo di 2.500 t. di carbone ogni 1.000 minatori immigrati. Quell’accordo fu chiamato  “UOMO -CARBONE”. Il contratto prevede 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo, pena l’arresto,di farne almeno uno.

QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI37

Nei comuni italiani iniziarono a comparire dei manifesti che informavano della possibilità di questo lavoro  ma per quanto riguarda le mansioni effettive, diceva molto poco. Il viaggio in treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni di tale nome, né servizi igienici. Arrivati a destinazione gli alloggiati si trovavano in ex campi di concentramento: baracche di legno, di lamiere ondulate, letti a castello, materassi di paglia e biancheria sudicia.

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         E nel frattempo fatica, sangue,dolore e morti, tanti!

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Paul Eluard – L’amorosa

Foto Colin Dixon
Foto Colin Dixon

L’amorosa

Lei è in piedi sulle mie palpebre

E i suoi capelli sono nei miei,

Lei ha la forma delle mie mani,

Lei ha il colore dei miei occhi,

Lei è sprofondata dentro la mia ombra

Come una pietra sopra il cielo.

Lei ha sempre gli occhi aperti

E non mi lascia dormire.

I suoi sogni in piena luce

Fanno evaporare i soli,

Mi fanno ridere, piangere e ridere

Parlare senza avere niente da dire.

da  Morire di non morire (1924)