‘Lentamente muore’ – di Martha Medeiros

Foto: Óscar Barrera Tevar
Foto: Óscar Barrera Tevar

A Morte Devagar

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

Storia – Il carbone belga e la schiavitù degli italiani.

Rital è un termine dell’argot popolare francese che indicava gli italiani immigrati in Francia e Belgio prima e dopo la seconda guerra mondiale. Possiede una connotazione ingiuriosa nei confronti dei nostri connazionali che  lavoravano  nelle miniere di carbone  e il cui reclutamento venne favorito da un accordo concluso nel 1922 fra il Governo italiano e la Federazione Carbonifera belga che consentiva a quest’ultima di reclutare ufficialmente in Italia.

Belgio, circa 1900.
Belgio, circa 1900.

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale l’emigrazione italiana verso il Belgio, in particolare verso le miniere di carbone, assume dimensioni consistenti, favorita anche dal “Protocollo Italo-Belga” firmato a Roma il 23 Giugno 1946 e aggiornato il 26 aprile 1947” per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio” al ritmo di 2000 a settimana. In cambio il Governo belga si impegna a vendere mensilmente all’Italia un minimo di 2.500 t. di carbone ogni 1.000 minatori immigrati. Quell’accordo fu chiamato  “UOMO -CARBONE”. Il contratto prevede 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo, pena l’arresto,di farne almeno uno.

QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI37

Nei comuni italiani iniziarono a comparire dei manifesti che informavano della possibilità di questo lavoro  ma per quanto riguarda le mansioni effettive, diceva molto poco. Il viaggio in treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni di tale nome, né servizi igienici. Arrivati a destinazione gli alloggiati si trovavano in ex campi di concentramento: baracche di legno, di lamiere ondulate, letti a castello, materassi di paglia e biancheria sudicia.

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         E nel frattempo fatica, sangue,dolore e morti, tanti!

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RAF (Rote Armee Fraktion), acronimo di morte e terrorismo.

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In Germania  la RAF ha rappresentato  la piu’ imponente e spietata organizzazione terroristica  di estrema sinistra  di ispirazione marxista- leninista. Il gruppo venne fondato nel 1970 da Andreas Baader e Ulrike Meinhof. Rote Armee Fraktion e’ il nome scelto per chiarire che gli esponenti della RAF si ritenevano parte (fazione) di una unica grande lotta marxista internazionale di cui facevano parte organizzazioni di estrema sinistra di altri paesi, tra cui appunto le Brigate Rosse, con i quali intrattenevano seri legami. Uno dei delitti piu’ rilevanti nella storia della Germania e’ quello di Hanns-Martin Schleyer, uomo d’affari tedesco e membro del partito politico dell’Unione Cristiano Democratica. Con una lettera inviata ad un quotidiano francese ,la RAF annunciò di aver posto fine dopo oltre un mese di prigionia ,alla “miserabile e corrotta esistenza” di Schleyer. Il 5 settembre 1977, con una sanguinosa operazione in cui furono assassinati i tre agenti di polizia della scorta e il suo autista, la RAF rapì a Colonia il presidente della Confindustria tedesca Hanns-Martin Schleyer; già membro del Partito Nazista, il sequestrato era stato gestore delle industrie del protettorato di Boemia e Moravia al tempo dell’occupazione tedesca e successivamente membro della CDU.

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L’agguato e il sequestro furono opera del cosiddetto Kommando Siegfrid Hausner, composto da Sieglinde Hofmann, Willy Peter Stoll, Stefan Wisniewski e Peter-Jürgen Boock. 

Il terrorismo tedesco nasce nei primi anni ’70, quasi in contemporanea con le Brigate Rosse con cui, a quanto pare, mantiene forti legami e similitudini:

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Imre Nagy – Eroe ungherese giustiziato dai sovietici

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Viene giustiziato il 16 giugno 1958 Imre Nagy,politico ungherese, leader della rivolta ungherese contro l’oppressione sovietica. Quando i sovietici invadono Budapest, il 4 novembre 1956,  Nagy si rifugia nell’ambasciata jugoslava, dove gli è stata offerta protezione.  Il 22 novembre 1956, viene indotto a consegnarsi alle autorità comuniste con la promessa scritta, che sarebbe potuto tornare  a casa. Ma, non appena uscito, Nagy e alcuni suoi collaboratori vengono imprigionati. Nagy si rifiuta di sconfessare i motivi profondi della rivolta antisovietica e per questo, il 17 giugno del 1958, viene condannato a morte.

È considerato un eroe nazionale ungherese.

È stato il punto di riferimento di un movimento che – all’interno stesso del Partito Ungherese dei Lavoratori (marxista-leninista) – mirava all’apertura del paese all’Occidente (con la proposta uscita dal patto di Varsavia) e ad alcuni principi tipici della liberaldemocrazia, culminato nella rivolta del 1956. Proveniente da una famiglia contadina, N. aderì al bolscevismo durante la prigionia in Russia, nel corso della prima guerra mondiale. Tornato in Ungheria nel 1918, ma costretto all’esilio dopo la repressione dell’esperienza comunista del 1919, dal 1930 risiedette in URSS ed entrò nella dirigenza del partito comunista ungherese in esilio. Rientrato in Ungheria (1944), fu ministro dell’Agricoltura (1944-45), degli Interni (1945-46) e diede inizio alla riforma della proprietà agraria; nel 1949 si oppose alla politica di collettivizzazione dell’agricoltura perseguita dalla direzione del partito, guidato da M. Rákosi. Primo ministro dal 1953, N. adottò una politica riformista, ma fu fortemente contrastato da Rákosi e nell’apr. 1955 venne allontanato dal governo ed espulso dal partito, nel quale fu riammesso solo il 13 ott. 1956. Nuovamente primo ministro dal 24 ott., N. gestì la crisi rivoluzionaria in corso adottando inizialmente un atteggiamento di mediazione e sostenendo, successivamente, le richieste degli insorti (multipartitismo, uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia).

(M5S) Paolo Bernini mette in dubbio la morte di Osama Bin Laden.

Quello famoso perché vegano, disiscritto dalla Chiesa Cattolica e partito per l’Inghilterra per scoprire il complotto  Bilderberg. ( fonte nonleggerlo.it )

Chicca=  Gli innumerevoli Tags caricati per questo video da koke91ex,  manifestano la volontà di far arrivare questo profondissimo messaggio a tutto il mondo.

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Le Brigate Rosse e gli anni di piombo – Una storia italiana.

Le Brigate Rosse hanno segnato il decennio che prese il via con il 1970, che in Italia sarà poi ricordato con l’espressione anni di piombo. La contrapposizione politica divenne una lunga e cruenta vicenda di lotta armata e sangue, con oltre 400 morti negli attentati terroristici (quasi a cadenza quotidiana) in cui caddero politici, magistrati, giornalisti, intellettuali ed esponenti delle forze armate. Agli albori fu creato un Collettivo Politico Metropolitano (CPM) che riunì alcuni giovani estremisti provenienti da ambienti universitari, fabbriche e federazioni giovanili del Pci. Renato Curcio, Margherita Cagol e Alberto Franceschini composero il primo nucleo terrorista delle Br.

Dopo l’arresto dei primi capi storici delle Brigate Rosse si apre a Torino il primo processo al terrorismo. E’ Il 16 maggio 1976, c’è una grande festa in città per lo scudetto dei granata, in una città distratta si apre “il processone”. Ma i brigatisti rifiutano il processo, ricusano i difensori d’ufficio, ribaltano l’accusa . La rivoluzione, dicono, non si processa, gli uomini si. E uccidono.

La telefonata delle Brigate Rosse che annuncia l’avvenuta esecuzione di Moro:

La telefonata intercorsa tra il brigatista Valerio Morucci e il professor Franco Tritto amico della famiglia Moro, con la quale le Brigate Rosse annunciano l’avvenuta esecuzione dello statista e il luogo in cui si trova il cadavere.il  cadavere venne ritrovato in via Caetani, a Roma, il 9 maggio 1978 dopo 55 giorni di prigionia.

Avevo 8 anni, ma lo ricorderò sempre come il periodo più angosciante della mia vita.

La peste nera, i medici,l’abito.

Peste nera (o Grande morte o Morte nera) è il termine con il quale ci si riferisce normalmente all’epidemia di peste che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1353 uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente.

L’abito del medico  era costituito da una sorta di tonaca nera lunga fino alle caviglie, un paio di guanti, un paio di scarpe, una canna, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco, dentro la quale erano contenute sostanze balsamiche. La maschera era una sorta di respiratore: aveva due aperture per gli occhi, coperte da lenti di vetro, due buchi per il naso e un grande becco ricurvo, all’interno del quale erano contenute diverse sostanze profumate (fiori secchi, lavanda, timo, mirra, ambra, foglie di menta, canfora, chiodi di garofano e spugne imbevute di aceto).

Lo scopo della maschera era di tener lontani i cattivi odori, all’epoca ritenuti causa scatenante delle epidemie. Benché fosse totalmente inutile, i medici erano convinti che le sostanze aromatiche contenute nel becco li avrebbero preservati dai contagi.

Orrore: per una scoop si lascia morire un uomo

Ki Suk Han viene investito da un treno e il fotoreporter anziché aiutarlo ha ritratto l’incidente

New York
New York

L’uomo, Ki Suk Han, è stato spinto sui binari dal treno da uno squilibrato di colore, probabilmente un mendicante, il quale dopo un alterco con Suk Han lo ha gettato sui binari all’ annuncio dell’arrivo di un treno nella stazione di Times Square, fuggendo poi con in mano il suo bicchiere delle offerte. Umar Abbasi, fotografo freelance legato al New York Post,  ha assistito alla morte dell’uomo senza fare nulla se non fotografare.

Disgusto  nei confronti del New York Post e dei suoi fotografi, presenti al momento dell’incidente, i quali hanno preferito scattare le fotografie degli ultimi istanti di vita del poveretto per sbattere poi la morte in prima pagina.

RACCAPRICCIANTE!

 

 

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