L’ultimo bacio.

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra
(Gianni Rodari)

 

 

 

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Porgete attente

l’orecchie; e il fato,

che vi sta sopra, o re fanciulli, udite.

Dell’innocente

sangue versato

in scellerata guerra

conta il cielo le stille, e le schernite

lagrime tutte della stanca terra.

(Vincenzo Monti)

 

 

Il dottor Eugene Lazowski e la falsa epidemia di tifo che salvò 8000 ebrei polacchi.

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Eugene Lazowski era un medico polacco della seconda guerra mondiale. Un uomo come tanti: cattolico, una moglie, dei figli, un cane e un lavoro per la Croce Rossa nella città di Rozwadow (villaggio del sud-est polacco dove viveva una numerosa comunità ebraica). Aveva anche un amico, il dottor Stanisław Matulewicz, il quale fin dai tempi dell’Università,  aveva scoperto che iniettando a una persona sana un “vaccino” di batteri ‘inattivi’, quella persona sarebbe risultata positiva al  test  del  febbre tifoide senza sperimentarne né i sintomi né le mortali conseguenze. Così, semplicemente, maturano un piano per salvare dallo sterminio nazista una dozzina di villaggi nelle vicinanze di Rozwadów:  ‘infettare’ più gente possibile, ebrei e non, di età e condizione sociale diversa, nel minor tempo possibile. Funziona! Il Terzo Reich mette in quarantena tutta la regione.3

Un piano perfetto che è riuscito a salvare la vita di 8.000 polacchi, la maggior parte dei quali ebrei.

 Un idea semplice ma ardita ed eroica di due uomini che la storia, almeno quella ufficiale, si è semplicemente dimenticata.

Le strane abitudini e le bizzarre manie dei geni.

James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
James Joyce scriveva sdraiato a pancia in giù sul letto, vestito con un camice bianco ed utilizzando grandi matite o pastelli, probabilmente a causa dei suoi gravi problemi alla vista. Joyce oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Francis Bacon beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
Truman Capote evitava di iniziare o finire un libro di venerdì, cambiava camera d’albergo se il suo numero telefonico conteneva un 13 e non metteva mai più di tre mozziconi di sigarette in un posacenere: quelli in più se li infilava nella giacca.
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un'aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l'unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire "una sostanza magica".
SIGMUND FREUD fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un’aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione. Ma il tabacco non era l’unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire “una sostanza magica”.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull'Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d'albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Agatha Christie era solita mangiare mele nella vasca da bagno, ideando nuovi omicidi per i suoi romanzi. la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull’Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d’albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Ernst Hemingway amava svegliarsi al mattino presto. Si svegliava verso le 5 e mezzo anche se la sera prima aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, cosa che accadeva spesso. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.
Marcel Proust  contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire
Marcel Proust contrariamente a Hemingway, era un amante del dolce dormire. Forse anche a causa della grave forma di asma di cui soffriva, si svegliava tra le tre e le sei di pomeriggio. Oppio per curare la mancanza di fiato, caffè e croissant era la sua ricetta quotidiana.Fece foderare di sughero le pareti di una camera in Boulevard Haussmann per essere isolato dai rumori e concentrarsi meglio. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Ludwig van Beethoven si svegliava all’alba e preparava lui stesso il caffè, contando ogni mattina 60 chicchi per tazza. Dopo la colazione rigorosamente a mezzogiorno, si narra che amasse fare una lunga passeggiata che durava quasi tutto il pomeriggio. Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. "Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento". Morì all'età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Honoré de Balzac faceva uso di anfetamine e per restare sveglio e vigile prendeva 50 tazze di caffè al giorno. “Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento”. Morì all’età di 51 anni per un arresto cardiaco.
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni,
Friedrich Schiller teneva delle mele marce nella scrivania, perché il loro odore, per gli altri insopportabile, lo aiutava a trovare nuove idee ed ispirazioni.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.
Virginia Woolf scriveva esattamente due ore e mezza ogni mattina, seduta o in piedi, utilizzando un tavolino alto 3 piedi e mezzo: in questo modo, poteva guardare il suo scritto da vicino e da lontano.

Dimenticavo…Picasso dipingeva solo di notte e fumava tre pacchetti di sigarette al giorno. Morì a 92 anni.

Eduard Bloch, il medico ebreo della famiglia Hitler

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Bloch curò la madre di Hitler,  Klara Pölzl, alla quale fu diagnosticato un cancro al seno. La donna morì il 21 dicembre 1907 dopo intense sofferenze per lenire le quali Bloch stesso le somministrava quotidianamente dei farmaci.A causa della situazione economica disagiate della famiglia di Hitler,  Bloch non si faceva pagare. Nel 1937 parlò di lui e lo chiamò un “Edeljude” (ebreo nobile). Nel 1938 Bloch scrisse una lettera a Hitler in cui chiese aiuto e quindi fu messo sotto protezione speciale dalla Gestapo: era l’unico ebreo a Linz con tale privilegio.Bloch rimase nella sua casa fino a che le formalità per la sua emigrazione non furono completate. Nel 1940 emigrò negli USA.

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Malgrado l’affetto evidente di Hitler verso Bloch, lo storico Rudolph Binion, coadiuvato da approfondite ricerche psicoanalitiche, ritiene che questo rapporto sia stato un fattore inconscio determinante all’antisemitismo di Hitler che successivamente provocò l’Olocausto.

Invenzioni utilissime che dobbiamo alla Prima Guerra Mondiale

 

 

 

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Gli assorbenti

Già prima della guerra la Kimberly-Clark, una piccola azienda statunitense, aveva scoperto, durante un viaggio tra le cartiere di Germania, Austria e Scandinavia, un materiale cinque volte più assorbente del cotone e molto più economico da produrre. Il nuovo tessuto, ribattezzato Cellucotton, fu esportato negli USA e utilizzato per produrre bende chirurgiche per gli ospedali da campo di guerra.

Ma le infermiere che vi lavoravano scoprirono anche un secondo uso del materiale e iniziarono a usare i ritagli avanzati come assorbenti. Al termine del conflitto il business dei tessuti chirurgici cessò e l’azienda riconvertì la sua attività iniziando a produrre il suo marchio di maggior successo: Kotex, venduto per la prima volta al pubblico nel 1920.

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I Kleenex

La loro invenzione è collegata a quella degli assorbenti: viste le resistenze che inizialmente i Kotex incontrarono sul mercato, la Kimberly-Clark cominciò a cercare altri modi per commercializzare il Cellucotton. Nel 1920 Bert Fourness, un dipendente della compagnia, scoprì che stirando i fogli di cellullosa si ottenevano dei fazzoletti abbastanza morbidi da poter essere usati per il viso. Nel 1924 i primi fazzoletti usa e getta vennero commercializzati con il nome Kleenex.

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Le cerniere lampo

Le zip furono inventate negli Stati Uniti da Gideon Sundback, un immigrato svedese che lavorava per la Universal Fastener Company. L’esercito americano le adottò subito per le sue uniformi e stivali e, dopo la guerra, le lampo cominciarono a essere prodotte e usate anche in ambito civile.

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L’orologio da polso

Gli orologi da polso non furono inventati durante la guerra, ma fu questo il momento in cui cominciarono a essere usati dalla maggioranza delle persone. I soldati dovevano poter conoscere l’ora per potersi organizzare ma avevano anche bisogno di avere entrambe le mani libere per poter combattere. Durante la Prima Guerra Mondiale, inoltre, la fanteria doveva sincronizzare i suoi attacchi con quelli dell’artiglieria e gli orologi diventarono fondamentali. Si stima che nel 1916 un soldato su quattro indossasse un orologio da polso.